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Bomber Redaelli: "Voglio crescere e giocare i playoff con il Lecco"

26/03/2013

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[Foto Alessandro Menegazzo]

Catapultato in prima squadra a inizio stagione dopo essere cresciuto nel settore giovanile bluceleste, Luca Redaelli è ormai un punto fermo dell’undici di mister Fiorenzo Roncari. Il ragazzino timido delle primissime partite del campionato di Serie D ha lasciato spazio ora a un difensore roccioso, che si disimpegna bene sia in fascia che nel mezzo della terza linea. E che, nelle ultime settimane, si è trasformato persino in bomber. Sì, perché la rete decisiva messa a segno domenica da “Reda” a Seriate fa il paio con quella, altrettanto pesante, siglata in precedenza nella gara casalinga con l’Olginatese. Due reti di Luca, 19 anni da compiere il prossimo 6 giugno e un diploma da geometra da inseguire insieme al salto nel calcio professionista, sono valse due punti a un Lecco che ora è saldamente in zona playoff.
 
Luca, ormai ci hai preso gusto e ci hai fatto quasi l’abitudine. Ma che emozione prova un difensore a segnare un gol?
È una bella emozione, ma bisogna sempre stare concentrati. Che ci ho preso l’abitudine però non direi: un po’ per scaramanzia e un po’ perché diciamo che fare gol non è il mio obiettivo. Penso solo a far bene e a continuare a fare buone prestazioni.
 
E diciamo che dall’inizio della stagione i miglioramenti sono stati costanti. Anche il fatto che ormai mister Roncari ti schieri spesso centrale difensivo è un bell’attestato di fiducia nei tuoi confronti.
Sono contento perché son partito da una situazione in cui ero diciamo criticato e, a inizio stagione, da tanti ero visto come non in grado o senza esperienza. Che i miglioramenti siano stati costanti non sta a me dirlo. Io penso solo a cercare di fare sempre meglio. Che poi il mister mi schieri anche centrale mi fa piacere perché penso che sia il mio ruolo naturale, quello che da tre anni a questa parte ho sempre fatto. Poi ora l’importante è non fermarsi mai e non montarsi la testa per qualche elogio.
 
Torniamo alla partita di domenica a Seriate. Si poteva vincere?
Boh, si poteva vincere come si poteva perdere! Partendo dalla traversa di Leo o dal rigore dubbio su Martin, ma diciamo che è stata una partita equilibrata.
 
Dici che il rigore che è costato l’ammonizione a Martin poteva starci?
Non lo so, ero lontano. A me sembrava più rigore che no, ma ormai non ci si può far niente.
 
Meglio guardare avanti. Anche perché adesso i playoff sono a un passo ma per raggiungerli sarà importante far bene nella gara di giovedì contro la Castellana e nella successiva trasferta con la Caronnese.
Sì, anche se bisogna far bene tutte le partite, valgono tutte 3 punti!
 
La sensazione è però che la Caronnese sia in calo e che la Castellana, al di là della sconfitta dell’andata, sia un’avversaria alla portata. Il problema, visto il precedente di Seriate, è di dover giocare altre partite senza tifosi.
Sarà meglio non sottovalutare nessuno. La Castellana all’andata ci ha dato tre gol e la Caronnese, se può sembrare in calo, resta comunque un’avversaria scomoda perché la voglia di riscatto a volte ti fa andare a mille. Il discorso dei tifosi è una tristezza. Certe decisioni sono vergognose e ti fanno capire quanto siamo in basso. Per noi giocare senza tifosi è sicuramente penalizzante perché, quando ci sono, ci danno una marcia in più.
 
A proposito di tifosi, cosa prova un lecchese a giocare con la maglia del Lecco?
Sicuramente è una grande emozione. All’inizio la sentivo molto, ma ora la vivo con serenità. Sicuramente fa piacere quando senti che dalla curva c’è chi ti chiama e ti chiede di tenere alto l’orgoglio della nostra città!
 
Chiudiamo con l’ultima domanda di rito. A 18 anni, quali sono i tuoi obiettivi e quale il tuo sogno nel cassetto?
L’estate scorsa non avrei mai immaginato di poter diventare titolare in prima squadra. Non ci pensavo nemmeno. Il sogno nel cassetto? Bè, fare della mia passione la mia professione. Ho iniziato a giocare all’oratorio di Laorca, poi sono passato al Mandello e quindi al Lecco. Alle prospettive però non ci penso molto. Let it be!

Marco Valsecchi

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